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Con YEPP ITALIA, associazione impegnata nella promozione del protagonismo giovanile e nel supporto e accompagnameto nei processi che vedono le/i giovani attori principali dei percorsi di partecipazione nella vita di comunità, raccontiamo come in questi anni assieme alle/ai giovani della Valpolcevera abbiamo provato a coniugare il loro protagonismo con la costruzione e valorizzazione di competenze e il sempre più fondamentale tema della salvaguardia dei nostri boschi e delle nostre acque.

Una scelta metodologica ma anche valoriale attorno a due fulcri: il reale protagonismo delle/dei giovani nelle esperienze che le/li riguardano e la sostenibilità a beneficio di tutta la comunità.

Qui la conversazione con Federico Persico: LINK

 

Federico Persico, 52 anni, è uno degli educatori della Cooperativa sociale Coopsse di Genova che ha incontrato YEPP ITALIA durante il percorso di accompagnamento ai progetti partecipanti ai Bandi Giovani della Compagnia di San Paolo. La Fondazione torinese, infatti, riconosce YEPP come metodo di riferimento per i propri progetti in ambito giovanile coinvolgendo i professionisti dell’associazione nelle attività di capacity building e mentoring previste.

Federico ci racconta come Coopsse, che sviluppa servizi educativi in Val Polcevera, abbia attraversato negli anni un importante ripensamento del suo approccio all’attivazione dei giovani sul territorio grazie all’incontro con YEPP ITALIA.

La Cooperativa ha partecipato ai bandi della Compagnia di San Paolo per i giovani e ai collegati programmi di monitoraggio affidati a YEPP ITALIA: nel 2015 con un progetto nato da un piccolo servizio educativo, nel 2017 e, dal 2020, come partner di un gruppo di giovani nell’ambito del bando “GxG” attualmente in corso.

Il progetto di cui siamo partner - spiega Federico - si chiama IN16159 (come il cap di Genova) e vuole portare l’ingegneria naturalistica in Val Polcevera. Si tratta di una tecnica di gestione del territorio naturale a ridotto impatto ambientale, con l’utilizzo di materiale eco-sostenibile: dalla piccola frana ricondotta con tronchi presi sul territorio anziché cemento alla piantumazione di alberi che stabilizzino un pendio. Con i ragazzi abbiamo maturato piccole attività che si ispirano a questa tecnica anche senza essere ingegneri. È un aspetto molto importante per un territorio a forte dissesto idrogeologico”

Perché vi è servito l’accompagnamento di YEPP ITALIA?

“Partivamo da un servizio educativo cosiddetto di alta soglia,con ragazzi che hanno problemi sociali significativi. Questo metteva in campo un’attitudine da parte di noi educatori a codificare i loro bisogni senza partire da loro. Eravamo in crisi perché pensavamo di sapere quali fossero i loro bisogni che invece si rivelavano diversi. Penso ad esempio ad una merenda disastrosa nel nostro Centro di aggregazione con alcuni ragazzini delle medie che non riuscivamo a tenere: facevano casino, avevano un linguaggio ingestibile, si tiravano le cose … 

Prima di incontrare YEPP ITALIA ci siamo interrogati su cosa non funzionasse così abbiamo provato a lavorare sull’ambiente. Abbiamo fatto delle camminate con loro, cercando con grande attenzione di comprendere le loro difficoltà (odiano i lunghi viaggi, le salite, portarli in montagna era come andare sulla luna). Durante una delle passeggiate abbiamo trovato una discarica abusiva di pneumatici e loro hanno deciso di impegnarsi a bonificarla perché incideva su un rio. La prima volta abbiamo portato via una tonnellata e mezza di materiale e solo con le carriole perché i mezzi lì non arrivano. Il risultato è stato incredibile: il gruppo che ci metteva a ferro e fuoco il Centro, in quell’ambiente si rivelava completamente diverso.

L’incontro con YEPP ITALIA ci è servito per ragionare sull’emancipazione e sul continuo coinvolgimento di partner e ragazzi nella progettazione e nella partecipazione attiva. Non immaginavamo come il Centro di aggregazione potesse aiutarli poi ci siamo focalizzati su cosa volevano fare loro, come farlo emergere e su come noi educatori potevamo facilitare questa espressione dei loro bisogni”.

Come ha funzionato l’accompagnamento di YEPP ITALIA?

“Si è lasciato tempo e spazio alle proposte dei ragazzi. Abbiamo capito come sostenere le loro proposte, senza mettere limiti. Ad esempio all’inizio avevamo ipotizzato di intervenire anche nei giardini pubblici, ma non ha funzionato perché si sentivano inutili e giudicati dai passanti. Con il supporto di YEPP ITALIA abbiamo imparato a lasciare spazio alle sfide che vogliono intraprendere, a codificare e orientarci sui loro bisogni. Abbiamo trovato una dimensione per far fare ai ragazzi cose importanti: ad esempio cerchiamo di avere regole di ingaggio condivise rispetto al rischio e alla partecipazione, abbiamo introdotto un piccolo riconoscimento economico per instaurare una dimensione di responsabilità”.

A livello di Cooperativa, cosa vi ha lasciato questo lavoro di ripensamento?

“Abbiamo cambiato il nostro rapporto con i ragazzi, con la rete di partner, ad esempio ora nei progetti prevediamo diversi livelli di responsabilità per inquadrare i ragazzi, cosa che ha avuto ricadute nella nostra capacità di accogliere le loro istanze, senza giudizio.  I bisogni dei giovani vanno letti insieme, vanno identificati processi che li mettano nelle condizioni di perseguire degli obiettivi, la progressione nella responsabilità è un processo in cui non ci può essere nulla di dato e di scontato. YEPP ITALIA ci ha dato strumenti per condividere il lavoro con i ragazzi che ora sono in grado di gestire budget anche significativi, di presentare i loro progetti alle autorità…”

In che modo avete ripensato il rapporto con i ragazzi che seguite?

“Siamo entrati in una dimensione di ascolto reale: abbiamo fatto molte scommesse con loro, alcune perse, ma per il nostro ambiente educativo è stato importante fare “un passo indietro” come adulti, lasciando spazio ai ragazzi. È un cambio di prospettiva: ora abbiamo iniziative all’interno dei nostri servizi che consideriamo iniziative “con i ragazzi, dei ragazzi”. L’oggetto di queste attività è quasi sempre un bene comune come la cittadinanza. Le ore educative sono diventate ore “con loro” e non più ore “per loro”. Abbiamo davvero cambiato il nostro approccio pedagogico. La prima volta in cui YEPP ITALIA ci ha chiesto come rendere autonomi i ragazzi abbiamo provato a creare dei capisquadra per gestire le attività in autonomia e abbiamo avuto risultati inaspettati. Un ragazzo che prima partecipava poco alle attività, ad esempio, una volta diventato caposquadra ha fatto il lavoro talmente bene che non ne troviamo altri così bravi. Prima nessuno gli avrebbe dato in mano qualcosa perché era uno che faceva casino: scommettere sui ragazzi e dare loro delle responsabilità ha funzionato”.

 

 

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